Femminicidi: statistiche e riflessioni

  • 6 Marzo 2021

    Femminicidi: statistiche e riflessioni

    By Daniele Cortesi, Business Partner A.Q.A Network

    Imparare a chiamare le cose con il proprio nome è il primo indispensabile passo per cominciare a riconoscerle, individuarle e dunque ad osservarle e considerarle per quello che sono.

    Diamo quindi la definizione di FEMMINICIDIO: si definisce femminicidio l’uccisione di una donna in quanto donna ad opera di un uomo in quanto uomo. Il femminicidio si differenzia da altri tipi di uccisione per il movente, che consiste quasi esclusivamente nell’idea di possesso che l’uomo ha nei confronti della donna, al punto di poterne disporre la morte.
    A questo fenomeno non si riesce a mettere un freno, I numeri del nostro paese lo dicono chiaramente:

    • Nel XXI secolo le donne uccise in Italia sono state 3.344
    • Nei primi 10 mesi del 2020 si contano 91 donne vittime di omicidio (nella proiezione sull’anno la percentuale rispetto agli omicidi totali pari al 40,6% è la più alta di sempre)
    • Negli ultimi 10 anni sono oltre 1600 i bambini rimasti orfani di madre per femminicidio

    Per questo fenomeno, nel nostro Paese, è difficile creare cluster per analizzare il problema, non lo si può fare per:

    • collocazione geografica (il 56,8% avviene al nord Italia, il resto a sud)
    • età: nel 2021 in 5 giorni è stato commesso un femminicidio su una bambina di 18 mesi e uno su una donna di 90 anni
    • tipo di occupazione o livello di studio: nel 2020 sono state uccise studentesse, laureate, insegnanti, prostitute, casalinghe, imprenditrici
    • presenza di figli: nel 2020 sono state uccise donne senza figli, donne in gravidanza, donne con 1 o più figli piccoli o grandi

    Però a fronte di questo problema generalizzato e omogeneamente diffuso una statistica spicca tra le altre e permette di orientare pensieri e azioni per contrastare il problema:

    L’89% dei femminicidi avviene in famiglia (dato 2020)

    Cosa significa questo? Che la maggior parte di questi eventi avviene nel luogo, le mura domestiche, che dovrebbe essere più sicuro e per mano di un familiare o partner cioè la persona che dovrebbe essere la più vicina a coloro che ne sono vittime, significa anche che il lockdown, dovuto alla pandemia, è stato un acceleratore di questo fenomeno.

    Oggi è l’8 marzo, la giornata che da tempo, nel gergo comune, è diventata “la festa della donna”. Questa definizione insieme al consumismo della società moderna ha contribuito ad affiancare il concetto di regalo, di fiori, di momento di svago “tra donne” a pensieri ben più profondi , riuscendo parzialmente ad offuscarli, quali memoria, libertà, diritti, uguaglianza per i quali questa ricorrenza è nata.

    Ma chi devono essere gli attori principali di un cambiamento radicale che possa contrastare il problema? Coloro che fanno qualcosa quando il giorno della memoria passa e tutti tornano alla propria routine? Noi uomini ovviamente, siamo la parte in causa unica del problema!

    Cosa possiamo fare? Per prima cosa dobbiamo renderci conto del fatto che il problema sta soprattutto nel non riconoscerlo, il problema, al punto di non accettare la sua esistenza.

    Restando poi sul concetto della giornata di sensibilizzazione potremmo considerare tutti i giorni come l’8 marzo e utilizzare durante l’anno i suggerimenti dati da Alessia Tuselli nell’introduzione a questa newsletter.

    Tornando al concetto sopra espresso (siamo parte in causa) non è stato usato il verbo essere in prima persona plurale per pura correttezza grammaticale ma perchè dobbiamo cancellare in noi stessi la rimozione della responsabilità (io non sono violento, io non tocco le donne) e parallelamente dobbiamo cancellare il ribaltamento delle responsabilità sulle donne (è stata lei a provocarmi).

    Inoltre come obiettivo nel medio lungo periodo ognuno di noi deve intervenire sulla società di appartenenza in ambito di famiglia, scuola, lavoro con azioni di prevenzione che sono eminentemente culturali. È la cultura buona che sconfiggere quella cattiva. È l’educazione ai sentimenti e alla condivisione che sconfigge l’ineducazione del possesso egoistico.

    È facile capire leggendo questo articolo che sarà un lavoro lungo, che dovrà essere quotidiano, che è necessario

    Coloro che questo percorso di sensibilizzazione lo hanno già fatto possono fare di più e spesso lo fanno: nascono infatti movimenti, associazioni di uomini che non si fermano a porsi delle domande e a condannare questo fenomeno ma che decidono fare qualcosa di concreto, di mettersi in gioco. Ne riportiamo qui un solo esempio:

    http://www.maschileplurale.it/prima-della-violenza-appello/

    Tutti gli altri, soprattutto coloro che invece il problema non riescono neanche a riconoscerlo potrebbero aprire il link qui di seguito, perché alle fredde statistiche di inizio articolo corrispondono donne reali e vederne le foto risulterà un pugno allo stomaco e forse, lo speriamo, anche una scossa alla coscienza.

    http://www.inquantodonna.it/argomenti/donne/

    Fonti statistiche e di definizioni:
    VII rapporto Eures, Progetto Switch Off Italia 2016, Dati ISTAT, Sito internet Inquantodonna

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