by Hudy Dreossi, Business Partner A.Q.A. Network
Crediamo nella pace e vogliamo sperare che l’interruzione delle ostilità nella striscia di Gaza possa alleviare le sofferenze della popolazione civile e ridare prospettive di normalità a cittadini di Israele e Palestina che hanno dovuto convivere con il costante senso del pericolo per la propria incolumità costante, rottura di rapporti umani e soprattutto nell’ultimo anno condizioni di deprivazioni terribili.
Posta in rilievo tale premessa e ripudiando ogni forma di violenza, essendo un magazine professionale dobbiamo rilevare i messaggi filtrati nel percorso di negoziato e le conseguenze di breve periodo per le nostre PMI.
Il primo elemento da chiarire come l’enzima che ha costretto i contendenti a sedere al negoziato è stata la presa di coscienza dei Paesi del Golfo che il proseguo del conflitto e le correlate incertezze avrebbero compromesso lo straordinario processo di crescita in atto degli emirati e delle giovani democrazie che stanno affrontando una storica evoluzione. In particolare nei Grandi Stati Nazionali oltre a registrare importanti tassi di crescita quantitativi, si intercetta uno sviluppo che riscontra accanto a caratteri precipui dell’area, tratti sperimentati nel Vecchio Occidente nella seconda metà del secolo scorso. In particolare, si nota l’emersione di una classe media pronta all’innovazione tecnologica, l’emergere di un dinamico sistema bancario e lo sviluppo di un diffuso sistema di istruzione tecnica. In tali aree giovani sul piano industriale, ma soprattutto anagrafico si distinguono elementi cruciali per sostegno degli investimenti esteri e privati: fiducia e nuove necessità per le famiglie e i giovani che si indirizzano nelle realtà maggiormente urbanizzate.
In secondo luogo, ad indurre gli stati occidentali a predicare il “fermate le armi” è stata la constatazione che il nostro mondo, sostanzialmente globale, dialoga quotidianamente con le genti e da oltre un secolo con la cultura del medio orientale e che una rottura con tale parte del mondo avrebbe significato prestare il fianco agli estremismi presenti nelle nostre città e arrecato danni ad un inevitabile processo di integrazione. La crisi demografica e la difficoltà di recepimento della robotica nelle PMI in particolare nei due Paesi a forte vocazione manifatturiera Italia e Germania, rende obbligatorio un passaggio generazionale tra operai autoctoni e nuovi arrivati che ineluttabilmente possono garantire la sostenibilità nel medio termine delle nostre produzioni. I nostri sistemi, già colpiti dalla difficoltà di reperimento di materie prime e da un’ostica legislazione ambientale, non possono reggere situazioni di ulteriore instabilità.
Per l’imprenditore italiano comprendere tali direttrici è cruciale per costruire progetti commerciali e attrezzare le proprie organizzazioni a gestire dei mercati esteri ed interni in sicura crescita. Le condizioni attuali di mercati come Egitto, Marocco, Arabia Saudita ed Iran non sono dissimili all’Italia che negli anni del boom ha notato una straordinaria crescita capace di dare alla maggioranza della popolazione la possibilità di accedere un grado di consumi mai registrato.
La chiave di volta è immaginare e proporre soluzioni complementari e non direttamente concorrenti a quelle predisposte da Cina ed altri Paesi del Sud Est Asiatico. Le imprese del bel paese, abituate a cogliere gli indirizzi governativi e ad allinearsi alle linee di supporto messe a disposizione dalle agenzie di supporto, possono puntare su mercati in rapida trasformazione e adeguare con la tipica empatia dei nostri imprenditori i gusti di nuovi consumatori. I dazi avranno un effetto negativo nel breve termine ma indubbiamente verranno assorbiti, i veri problemi giungeranno dalle stagnazioni di molte filiere in Europa sicché quanto prima sarà necessario impostare un processo di reindirizzamento delle produzioni.
Si nota come nei programmi di Arabia Saudita, Egitto, Iran, per centrare tassi di crescita nel prossimo quinquennio attorno al 5%, si punti superare l’ancoraggio all’economia del Petrolio e Turismo e si punti su edilizia, sviluppo dell’industria e rivedere il terziario.
In sede di costruzione di budget per il 2026 è fondamentale prendere in esame processi di internazionalizzazione verso i nuovi protagonisti del mercato mondiale.
Alleggerendo i toni i consulenti di A.Q.A. Network ricordano la centralità del Mediterraneo e le occasioni di rinverdire la tradizione dei mercati veneziani, da sempre agenti di commercio e ponti di pace.



