By Laura Chiodi, Business Partner A.Q.A Network
La formazione agli adulti esiste da sempre se pensiamo che i grandi filosofi e maestri dei tempi antichi insegnavano agli adulti e non ai bambini.
E pensando all’apprendimento come un percorso attivo e non passivo applicarono delle tecniche che coinvolgessero i discenti (pensiamo ai peripatetici della scuola aristotelica).
Poi venne il tempo (VII secolo) della formazione statica e dogmatica finalizzata all’indottrinamento passivo portata avanti da ordini monastici.
La pedagogia (“paidos” fanciullo, “ageis” condurre), lasciava all’insegnante la piena responsabilità di condurre la formazione e al discente il compito di imparare.
Nel XIX secolo fu Alexander Kapp , maestro di grammatica a coniare il termine “andragogia” ,sostituendo “paidos” (fanciullo) ad “andros” (uomo adulto).
Negli anni 50 cominciarono a diffondersi quindi i nuovi modelli dell’andragogia, come nuove pratiche di educazione degli adulti per realizzare l’apprendimento.
Malcom Knowles è considerato tra i più noti studiosi dell’apprendimento adulto.
Nel suo libro “L’arte e la scienza per aiutare l’adulto ad apprendere” nel modello di formazione proposto dall’andragogia pone al centro la figura del learner (colui che apprende) che diventa parte attiva e partecipe durante tutto il processo e che affianca il formatore anche nella progettazione del percorso formativo.
Quindi, perché si possa sviluppare apprendimento in età adulta è necessaria una duplice conoscenza: quella delle caratteristiche degli adulti come soggetti (cercando di individuare come l’adulto impara) e quella dei comportamenti che devono/possono essere attivati per promuovere e conseguire il risultato dell’apprendimento.
La teoria andragogica sviluppata da Malcolm Knowles si basa su degli assunti che hanno subìto diverse modifiche nel corso del tempo: inizialmente erano soltanto quattro, che però sono stati spesso modificati tra il 1975 e il 1980.
Nel 1984 l’autore decise di aggiungerne un altro (il numero 6) e tra il 1989 e il 1990 aggiunse l’ultimo (il numero 1) e completò quelli che oggi sono i sei assunti fondamentali dell’andragogia che ruotano attorno all’apprendimento adulto.
1-Il bisogno di conoscere: gli adulti sentono l’esigenza di sapere perché devono apprendere qualcosa e a cosa può servire. Di conseguenza uno dei nuovi cardini della formazione degli adulti è che il compito del facilitatore di apprendimento è di aiutare i discenti a prendere coscienza del “bisogno di conoscere”. Inoltre tale consapevolezza può essere accresciuta quando i discenti scoprono da soli il divario tra il punto in cui sono attualmente e quello dove vogliono arrivare.
2-Il concetto di sé: il concetto di sé, nel bambino, è basato sulla dipendenza da altri. Il concetto di sé nell’adulto è vissuto come dimensione autonoma. Se l’adulto si trova in una situazione in cui non gli è concesso di autogovernarsi, sperimenta una tensione tra quella situazione e il proprio concetto di sé: la sua reazione tende a divenire di resistenza.
3- Il ruolo dell’esperienza : la maggiore esperienza degli adulti assicura maggiore ricchezza e possibilità d’utilizzo di risorse interne. Da qui deriva il grande accento posto nella formazione degli adulti sull’individualizzazione delle strategie d’insegnamento e di apprendimento, sulle tecniche esperienziali piuttosto che trasmissive. La maggiore esperienza può presentare anche aspetti negativi, ovvero atteggiamenti conservativi o rigidi e di chiusura rispetto a idee nuove e diverse modalità di approccio. Un’altra ragione che sottolinea l’importanza dell’esperienza è che, mentre per i bambini l’esperienza è qualcosa che capita loro, per gli adulti essa rappresenta chi sono. Essi cioè tendono a costruire loro identità personale dalle loro esperienze.
4-La disponibilità ad apprendere. quanto viene insegnato deve migliorare le competenze e deve essere applicabile in modo efficace alla vita quotidiana.
5-L’orientamento verso l’apprendimento: l’orientamento verso l’apprendimento negli adulti è centrato sulla vita reale. Gli adulti sono motivati ad investire energia in misura in cui ritengono che questo potrà aiutarli ad assolvere dei compiti o ad affrontare i problemi che incontrano nelle situazioni della loro vita reale
6-Motivazione: nel caso degli adulti le motivazioni interne sono in genere più forti delle pressioni esterne. Allen Tough (1979) ha riscontrato che tutti gli adulti sono motivati a continuare a crescere e a evolversi, ma che questa motivazione spesso viene inibita da barriere quali un concetto negativo di sé come studente, l’inaccessibilità di opportunità o risorse, la mancanza di tempo e programmi che violano i principi dell’apprendimento degli adulti. In questo gioca anche un ruolo fondamentale la promozione dell’autodeterminazione, soddisfacendo i bisogni psicologici innati di competenza, autonomia e relazione. La competenza consiste nel sentirsi capaci di agire sull’ambiente sperimentando sensazioni di controllo personale. L’autonomia si riferisce alla possibilità di decidere personalmente cosa fare e come. Il bisogno di relazione riguarda la necessità di mantenere e costituire legami in ambito sociale.
Da questi assunti nasce il modello andragogico di Malcolm Knowles; di seguito alcune fasi che favoriscono la realizzazione del learning contract per sostenere la motivazione, la partecipazione, la volontà e l’impegno.
- preparazione dei discenti
- creare un clima favorevole all’apprendimento: relativamente all’ambiente fisico, all’accessibilità delle risorse materiali e umane e al clima umano e
- creare un meccanismo per la progettazione comune: dobbiamo “facilitare l’apprendimento”
Ricordiamo che una delle scoperte più importanti della ricerca applicata sul comportamento degli adulti è che le persone tendono a sentirsi impegnate in una decisione o in una attività in diretta proporzione alla loro partecipazione sulla sua progettazione e sul processo decisionale che la riguarda.
- individuare i bisogni di apprendimento: coinvolgendo i discenti anche negli obiettivi che si vogliono raggiungere.
- progettare un modello di esperienze di apprendimento: in cui i discenti possono utilizzare RU e materiali anche in maniera autonoma.
- attivare il progetto formativo: nella gestione delle attività formative il ruolo del docente è cruciale in quanto è “facilitatore” del processo di apprendimento
- valutare i risultati dell’apprendimento: la valutazione non viene realizzata solo alla fine del percorso, ma è un processo continuo.
Come trainer e formatori facciamo tesoro di questo modello molto attuale diventando dei “facilitatori dell’apprendimento”, coinvolgendo e rendendo protagonisti i nostri Clienti discenti nei corsi di Formazione A.Q.A Network.



