By Camillo Sperzagni, Business Partner A.Q.A Network
Da dove nasce la capacità di continuare a generare valore per noi e per il contesto di cui siamo parte? Probabilmente non da ciò che pensiamo di solito
Qualche settimana fa un manager mi ha detto: ‘In trent’anni di lavoro ho imparato tre software gestionali, due CRM, Agile, Teams e adesso mi chiedono di usare anche ChatGPT. Il problema non è imparare un altro strumento. Il problema è che ho la sensazione di dover ricominciare da capo ogni due anni.”
Quel manager non è solo. Negli ultimi vent’anni più o meno ognuno di noi ha dovuto imparare a usare Internet, i social network, il cloud, le videoconferenze, gli smartphone, la cybersecurity, il lavoro da remoto, e più recentemente, l’intelligenza artificiale generativa. Nel frattempo sono cambiate le modalità di vendita, di comunicazione, di leadership e perfino il modo di collaborare nei team.
Probabilmente nessuno di noi aveva studiato queste cose a scuola o all’università. Eppure oggi fanno parte della nostra quotidianità professionale. Non si tratta semplicemente di una lunga lista di novità. Ognuna di esse ci ha costretto a modificare il nostro modo di lavorare e, spesso, il nostro modo di pensare. Questo ci porta a una domanda tanto semplice quanto decisiva: se il mondo continua a cambiare a questa velocità, qual è la competenza che ci permette di stare al passo?
Per molti anni abbiamo pensato che il valore di un professionista dipendesse soprattutto da ciò che sapeva. Oggi quel paradigma mostra tutti i suoi limiti. Tecnologie, mercati e modelli organizzativi evolvono così rapidamente che il problema non è più accumulare conoscenze, ma continuare ad apprendere.
Il cambiamento non ci chiede continuamente di sapere qualcosa in più. Ci chiede di diventare persone capaci di imparare qualcosa di diverso.
UN’ABILITA’ CHE NON SI APPRENDE A SCUOLA
Il paradosso è che scuola e università dedicano moltissimo tempo a insegnare contenuti e pochissimo a insegnare come si apprende. Si studia matematica, diritto, economia, storia o ingegneria; molto più raramente si impara a osservare il proprio modo di imparare, a correggere gli errori di ragionamento, a cambiare strategia quando quella utilizzata non funziona più. Eppure è proprio questa abilità che distingue chi riesce ad affrontare con successo contesti nuovi da chi continua ad applicare risposte che erano corrette ieri, ma non lo sono più oggi.
Come si sviluppa, allora, la capacità di imparare?
Un primo passo consiste nel coltivare la curiosità e tradurla in domande efficaci. Non quella superficiale fatta di informazioni consumate rapidamente, ma quella che porta a formulare domande migliori. Ogni apprendimento significativo nasce quasi sempre da una domanda ben costruita.
Un secondo elemento è il feedback. Imparare significa confrontare continuamente ciò che pensavamo sarebbe accaduto con ciò che è realmente successo. Gli errori, in questa prospettiva, non rappresentano semplicemente qualcosa da evitare: diventano dati preziosi per aggiornare il nostro modo di leggere la realtà. Schivare un feedback o rimandarlo al mittente – e confesso che lo vedo succedere molto spesso anche nel mio lavoro con manager e team- è uno dei modi più efficaci per perdere un’occasione.
Un terzo aspetto riguarda la riflessione. Nelle organizzazioni si dedica molto tempo all’azione e molto poco alla comprensione dell’azione. Fermarsi periodicamente per chiedersi «Che cosa abbiamo imparato?», «Quali ipotesi si sono rivelate sbagliate?» oppure «Quali presupposti dovremmo rivedere?» produce spesso più valore di molte ore di lavoro aggiuntive.
Infine, imparare significa anche saper disimparare. È probabilmente l’aspetto più difficile. Le competenze che ci hanno reso efficaci in passato possono diventare il principale ostacolo quando il contesto cambia. Rinunciare a un modello mentale che ha funzionato richiede umiltà, disponibilità a mettere in discussione la propria identità professionale e una certa dose di coraggio.
DIVENTARE ESPERTI IN APPRENDIMENTO
C’è però un livello ancora più profondo dell’apprendimento. Non impariamo soltanto accumulando nuove informazioni: impariamo soprattutto modificando il significato che attribuiamo all’esperienza. E ciò significa trasformare il modo in cui interpretiamo la realtà. Due persone possono assistere allo stesso evento e trarne conclusioni completamente diverse, perché non è la realtà a determinare automaticamente ciò che impariamo, ma le mappe mentali con cui la leggiamo. Per questo la crescita professionale non coincide con l’accumulo di conoscenze: coincide con la capacità di costruire significati più ricchi, più articolati e più funzionali all’azione.
La forma più importante di apprendimento, in fondo, non consiste nel trovare risposte migliori, ma nel cambiare il modo in cui costruiamo le domande. Le organizzazioni che apprendono davvero non sono quelle che raccolgono più dati, ma quelle che riescono a trasformare continuamente quei dati in nuove chiavi di lettura. È qui che nasce l’innovazione: non quando troviamo una risposta diversa, ma quando impariamo a formulare una domanda diversa.
Forse è arrivato il momento di considerare la capacità di imparare non come una semplice qualità personale, ma come una competenza strategica. In un contesto caratterizzato da complessità e cambiamenti continui, il vero vantaggio competitivo non consiste nell’avere più informazioni degli altri, ma nel riuscire a costruire senso più rapidamente e in modo più efficace. Perché le conoscenze diventano presto obsolete; la capacità di attribuire loro un significato nuovo, invece, continua a generare valore. E forse è proprio questa la competenza che distinguerà i professionisti del prossimo decennio: non sapere più degli altri, ma imparare meglio degli altri.
Per approfondire
- Gregory Bateson, Verso un’ecologia della mente.
- Chris Argyris e Donald Schön, Apprendimento organizzativo.
- Peter Senge, La quinta disciplina.
- Carol Dweck, Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo.
- David Epstein, Generalisti.
Per informazioni su percorsi di counseling organizzativo commerciale@aqanetwork.it



