La Germania frena

  • 28 Settembre 2023

    La Germania frena

    By Hudy Dreossi, Business Partner A.Q.A Network

    I dati macroeconomici ufficializzati dai principali organi di stampa al pari di confidenze e notizie raccolte da colleghi e conoscenti collegati al mercato tedesco confermano in modo univoco il rallentamento Germania. La locomotiva d’Europa che superati i problemi della riunificazione aveva osservato un trentennio di crescita, sta affrontando una fase di recessiva che assorbe le esternalità negative contingenti e crisi di sistema connesse al cambio di modelli di sviluppo e transazioni epocali.

    La contrazione economica è condizionata da fattori esterni e interni che dovranno portare ad una ridefinizione del ruolo dell’Unione Europea che nell’ultimo anno ha dimostrato di non aver imparato a costruire una politica economica comune nella gestione delle grandi questioni del millennio (demografica, ambientale e i blocchi agli scambi internazionali avviate dalle nuove potenze mondiali).

    Le ragioni portanti che hanno generato la frenata tedesca vanno altresì ricercate in due tendenze di medio termine accelerati dalla Pandemia e dalle conseguenze degli eventi bellici in Ucraina. Da un lato il crollo del mercato dell’auto a combustione fossile, non ancora compensato dall’elettrico (il cui prezzo di produzione esclude ampie fasce di consumatori) e contemporaneamente l’impatto di nuovi equilibri negli scambi. La prima fase della globalizzazione si era caratterizzata per un paradigma definito: i paesi occidentali cedono prodotti e tecnologie ad alto valore aggiunto ai paesi orientali caratterizzati da manodopera a basso costo dai quali si intercettano materie prime e produzioni tariffe competitive. Nell’ultimo biennio in fatti tale equilibrio si è rovesciato: la Russia non è più un garante di gas a basso costo, la Cina in considerazione delle proprie politiche di sviluppo non rappresenta più una miniera di semilavorati a prezzi concorrenziali e l’India sta proseguendo il suo programma di crescita tecnologica delle proprie produzioni. C’è da dire inoltre che le ultime due legislature dei governi di Washington si sono distinti per politiche protezionistiche soprattutto in settori cruciali del mercato tedesco quali meccanica ed elettronica.

    Gli effetti sulla economia reale di tale scenario, similmente a quanto sta avvenendo per altri mercati di lunga industrializzazione Francia e Giappone stanno determinando contrazione dei margini e coerentemente dei dividendi prodotti dalle imprese più strutturate e del reddito intercettato dalle Pubbliche Amministrazioni.

    Propria della situazione locale è invece la reazione delle imprese medie e delle famiglie dove lo ricordiamo permane una scarsa propensione all’indebitamento che accelera il calo dei consumi soprattutto di beni durevoli: stiamo trattando della nazione nel quale debito e colpa utilizzano lo stesso sostantivo “Schuld”. Più che in altri contesti si nota un effetto spiazzamento delle famiglie e un timore di perdere qualità della vita. Tale situazione, non possiamo essere ciechi, minerà almeno nel quarto trimestre del 2023 e dell’avvio dell’anno venturo le esportazioni di molti prodotti soprattutto di leader di mercato nell’abbigliamento, nell’arredo e nel food.

    Analizzando il comportamento invece delle imprese di oltre Brennero al pari degli investitori istituzionali, possiamo individuare dei possibili vantaggi delle nostre PMI, che dovranno elaborare azioni correttive per cogliere le potenziali opportunità.

    Gli imprenditori tedeschi sia industriali che bancari sono abituati a scelte molte nette, in assenza di livelli di redditività adeguati sono pronti a adottare modifiche nella strategia. Le famiglie imprenditoriali generalmente non accettano riduzione di profittabilità e sono tendenzialmente più propense a cedere le proprie quote, promuovendo pertanto processi di conglomerazione e avviare investimenti alternativi. La capitalizzazione e la solvibilità delle imprese tedesche è l’elemento distintivo sul quale si consoliderà una ripresa basata sull’immissione di prodotto di alto standard eco-compatibile, fortemente digitalizzato e capace di attirare l’interesse delle classi agiate dei mercati emergenti.

    C’è infatti una minore resistenza alla crisi e tale situazione incrementerà i processi di concentrazione economica capaci di condurre investimenti in efficienza industriale con potenziali riposizionamenti nel biennio 24-25. Si comprende come tali movimenti possano aprire nuove opportunità per le nostre imprese disposte ad inseguire processi di riallocazione delle filiere su basi di costo superiori. La necessità di rivedere le soluzioni tecniche inoltre premia le imprese italiane in particolare del nord-est abituate a customizzare i propri listini sulle esigenze del cliente. Le imprescindibili premesse per nuove partnership saranno abitudine alla qualità, basso livello di conformità e capacità di garantire tempistiche/lead time. Le prospettive per le PMI orientate all’innovazione di prodotto e processo sono notevoli.

    È fondamentale inoltre porre in evidenza come questa fase di crisi faciliterà ulteriormente la presenza di imprese tedesche in Italia che avvieranno operazioni di incorporazione ed in generale una fase di maggiore collaborazione.

    Un altro elemento da cogliere con la crisi tedesca sarà il livellamento del prezzo delle materie prime che si collocherà ben al di sotto dei livelli del ’22.

    Dopo il recente meeting annuale A.Q.A. Network, tenutosi all’Isola di Albarella, è stata confermata l’operatività dei progetti volti a supportare i processi di apertura ai mercati esteri delle PMI.

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