Il passaggio di mano di molte PMI ad investitori esteri: un’opportunità per lo sviluppo e la consapevolezza di valore intrinseco da rivalutare

  • 6 Maggio 2024

    Il passaggio di mano di molte PMI ad investitori esteri: un’opportunità per lo sviluppo e la consapevolezza di valore intrinseco da rivalutare

    By Hudy Dreossi, Business Partner A.Q.A Network

    L’”homo imprenditore” è un particolare sapiens che si distingue per coraggio ed intuizione e nella foresta globale è capace di tramutare esigenze in opportunità: tra i suoi caratteri peculiari si aggiunge la capacità di osservare ben più in là del proprio orizzonte e coinvolgere altri sapiens a cercar “virtute e conoscenza”.

    L’inusuale incipit non vuole disorientare il nostro abituale lettore, ma confermare, nonostante le incertezze geopolitiche e la correlata difficoltà di lettura dell’evoluzione delle filiere, l’ineluttabile necessità delle nostre imprese di perseverare sulla sfida della globalizzazione che quantunque rallentata prosegue il suo corso. Attualmente le nostre imprese, sebbene rallentate dalle ristrettezze dimensionali, riescono ad esprimere fattori critici di successo che permettono a nostri prodotti di essere apprezzati anche in assenza di strutture periferiche portanti (stabili organizzazioni o filiali estere). A ribadire il livello qualitativo di base della nostra manifattura è l’inquadramento redatto dall’Osservatorio Imprese Estero Confindustria in collaborazione l’agenzia governativa ICE recentemente esposto nell’ultimo rapporto sul 2023.

    Lo studio centra in modo evidente due elementi: da un lato la tangibile crescita sui mercati internazionali delle imprese italiane entrate a far parte di gruppi europei con un controllo dell’organo amministrativo e dall’altro la resistenza al cambiamento palesata da molte imprese, che si palesa nel depauperamento dell’impresa acquisita di funzioni cruciali allo sviluppo/consolidamento. E’ alta la percentuale di imprese che superato un biennio di uscita del precedente socio di maggioranza verificano l’uscita di ruoli di supporto diverse dal coordinamento produttivo quali gestione vendite, progettazione e supply chain quale risposta della proprietà entrante alle difficoltà di generazione di sinergie.

    Nel periodo 2014-2022, fatto estremamente importante si riporta dal documento come gli investimenti di imprese estere accompagnati da fondi, abbia permesso una notevole crescita delle imprese a controllo esterno: in settori merceologici ad alto valore aggiunto, come il farmaceutico e la filiera della mobilità, si raggiungono risultati superiori del 10% nella redditività rispetto alle medie di comparto ed in ambito in contrazione si ribaltino situazioni critiche. Le aziende detenute portatori di rischio esteri sono un variegato mondo composto da quasi 12 mila realtà (tra cui molti marchi famosi) che contribuendo indirettamente a processi di accumulazione del capitale nel paese generano il 34% dell’export italiano. Non è indifferente, si deve aggiungere, il contributo di molte multinazionali ad introduzioni di buone prassi riguardanti l’innovazione ed il benessere lavorativo (il numero di addetti è circa 1,6 milioni ed il contributo al 17,5 del valore aggiunto prodotto)

    Tralasciando l’analisi di singoli casi di successo e al pari molteplici casi di insuccesso (riscontrabili nei deal di società con modelli di business incentrati su singoli leader e del settore moda), si può individuare nei fatti come la formula vincente per il socio estero utile per favorire il recupero di marginalità di PMI sia stato il mantenimento/ristrutturazione delle unità produttive e adeguamento delle attività di supporto quali supply chain e l’apparentamento alle filiere operative e digitali. Il passaggio in mano estera seppur doloroso è stato fondamentale per salvaguardare un patrimonio industriale che è stato rivalutato da soggetti più avvezzi ai palcoscenici internazionali.

    Il messaggio da cogliere la classe imprenditoriale è il seguente: si può evitare di disperdere know how introducendo progetti di managerializzazione e favorendo l’emersione del valore dei gruppi sul singolo. Non abbiamo timore di affermare che il sistema economico nazionale ha indubbiamente potenzialità ancora non compiutamente espresse.

    I dati del Ministero del Made in Italy, rilevano un rapporto tra volumi merce esportata senza strutture commerciali/investimenti diretti presenti nei mercati di rifermento quasi quadrupla rispetto alle nazioni competitor di riferimento. Le società italiane con investimenti dirette all’estero, si rileva, sono ancora poche e prevalentemente localizzate nei paesi confinanti e nella penisola balcanica. Esistono spazi di importanti nel Middle Est ed nelle nuove direttrici di sviluppo quali Africa ed America Latina. La caratteristica nazionale di avviare dialogo con le realtà locali consente agli imprenditori di gestire i flussi informativi e logicistici in modo flessibile e non continuativo, fatto che riduce i rischi e contemporaneamente complica nel medio termine la pianificazione di una strategia di internazionalizzazione. Solo recentemente, le autorità governative hanno avviato progetti con il supporto dei consolati, puntando a sostituire il contributo nel passato garantito dalle comunità di immigrati nel mondo. Per dare concretezza al discorso, la Francia beneficia del supporto di organizzazioni derivate dall’esperienza coloniale e i top player tedeschi si avvalgono di consorzi per lo sviluppo industriale costituiti, già dagli anni Ottanta.

    La nostra raccomandazione è valutare i primis i punti di debolezza delle nostre strutture operative durante questa fase di ristabilizzazione del prezzo delle materie prime. In primis uscire dalla logica del responsabile unico dell’estero e del “tentare da soli” elaborando nuove soluzioni di gestione in piano industriale condiviso. Agganciare i mercati esteri, significa portare a termine un consapevole e moderno processo di strutturazione dell’impresa atto a favorire uno sviluppo sostenibile che si intreccia con la più volte analizzata dai consulenti del Network A.Q.A. cruciale evoluzione delle nostre organizzazioni obbligate a gestire un sistema sempre più complesso. Nelle prossime uscite della newsletter andranno approfondite puntuali tematiche sulla tema internazionalizzazione.

    Per il  nostro “homo imprenditore”, la sfida è impostare efficaci strategie per correre in una “selva” sempre più “oscura”.

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