COME ACQUISIRE COMPETENZE DIGITALI NELL’ERA DELLO SMART WORKING

  • 18 Febbraio 2021

    COME ACQUISIRE COMPETENZE DIGITALI NELL’ERA DELLO SMART WORKING

    By Fabio Rossi, Business Partner A.Q.A Network

    Una delle sfide con cui molte persone si sono dovute misurare nel periodo del Lockdown pandemico è stato quello di acquisire competenze digitali e di districarsi tra connessioni su piattaforme di videoconferenza e la condivisione di documenti e altre operazioni che per molte persone (e purtroppo in Italia sono tante) non erano per niente scontate.
    Sicuramente trovarsi in una situazione di obbligo e di necessità ha sbloccato molte persone che fino a qualche tempo fa si erano ritenute lontane dal mondo digital ma anche adesso, un senso di resistenza verso tutto ciò che è digital è rimasto.
    Le persone che hanno “dovuto” imparare, svolgono una serie di operazioni che gli permettono di ottenere un risultato ma questo non ha cambiato la loro percezione nei confronti del mondo digital e nemmeno della loro auto-percezione nei confronti dell’informatica.

    Recentemente abbiamo preparato un percorso di formazione per aiutare le persone ad acquisire nuove competenze nel lavoro di smart working; questo percorso ha come obiettivo quello di lavorare su una serie di competenze da acquisire o da rinforzare per migliorare il proprio benessere durante le attività di lavoro a distanza.

    CAPACITA’ DI IMPARARE

    Nello studio del percorso più efficace, ci siamo presto resi conto che il problema non è collegato alla comprensione o alla conoscenza dei programmi software, bensì alla capacità di imparare.
    Il meccanismo di rifiuto verso il mondo digitale non è molto diverso da quello che alcune persone hanno nell’apprendimento di nuove lingue o nei confronti della cucina.
    Le scuse che vengono addotte sono collegate alla mancanza di tempo, alla mancanza degli strumenti adatti o di un insegnante capace.
    Negli anni 60 con la diffusione dei mezzi di trasporto di massa c’erano persone che non hanno preso la patente perché si ritenevano inadeguate alla guida
    In altri casi si giustifica la non conoscenza degli strumenti digitali all’ arretratezza dell’Italia nei confronti delle nuove tecnologie.
    In realtà la capacità di essere digitali è principalmente un problema di apprendimento
    Siamo abituati a vedere l’apprendimento come lo studio di nozioni che sono definitive e pertanto vanno semplicemente imparate.


    Le informazioni da apprendere sono qualcosa di statico e il mio compito e il compito dello studente è soltanto quello di riversarle nella propria testa.
    In questo contesto gli esercizi sono finalizzati ad ottenere un risultato , un voto, ma non sono finalizzati ad acquisire la consapevolezza.
    Lo studente non è stimolato ad avere un approccio critico e curioso nei confronti del sapere quanto piuttosto ad avere devozione e disciplina nella comprensione di ciò che è scritto.
    Le generazioni che hanno maggiormente sofferto questo metodo di apprendimento sono le vecchie generazioni, i giovani sono più resistenti e autonome.
    Nel lavoro che abbiamo fatto di preparazione di un percorso per l’apprendimento di competenze digital nello smart working l’argomento fondamentale è stato quello di far acquisire alle persone la capacità di imparare ad imparare.
    Negli adulti l’apprendimento è basato sul raggiungimento di obiettivi: l’apprendimento è lo strumento che serve per ottenere un certo risultato, l’apprendimento è limitato allo stretto indispensabile.
    E’ ormai dimostrato che la capacità di apprendimento non si esaurisce nell’età adulta, tuttavia, quello che accade è che gli adulti tendono col tempo a mantenersi sempre di più nella propria zona di confort.

    “So quello che so” così si riduce la disponibilità ad investire energie nell’ampliare la propria conoscenza e le proprie competenze.
    La zona di confort blocca l’apprendimento e il vecchio detto: “è difficile insegnare un nuovo gioco ad un vecchio cane” non è collegata alla capacità di imparare ma alla volontà di rimanere entro i “vecchi giochi”.

    LA ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE

    Nella scienza dell’apprendimento si parla di zona di sviluppo prossimale come la differenza tra ciò che una persona sa fare da sola e ciò che in grado di fare con l’aiuto e il supporto di una persona più competente
    Le persone tendono a svolgere compiti al di sotto di questa zona perché sono compiti che sono in grado di fare senza sforzi.
    Lavorare al di sotto della zona di sviluppo prossimale non determina apprendimento di nuove competenze.
    Svolgere compiti al di sopra della zona di sviluppo prossimale produce frustrazione e senso di fallimento perché i problemi non vengono risolti brillantemente anche con l’aiuto di personale competente.
    L’obiettivo di chi si occupa di formazione è quello di lavorare all’interno della zona di sviluppo prossimale in modo tale che vi sia uno stimolo ad apprendere e la percezione di autoefficacia.
    La cosa fondamentale che spesso si dimentica è che la zona di sviluppo prossimale è frutto di una percezione personale legata a tanti fattori tra cui, ad esempio, l’autostima.
    I “negati per l’informatica” hanno una zona di sviluppo prossimale molto stretta e quindi si percepiscono incapaci di apprendere nuove conoscenze senza l’aiuto di persone esterne o addirittura hanno la sensazione di essere senza speranza.
    Quindi la sfida nell’apprendimento di nuove competenze, sia che si tratti di competenze digitali sia che si tratti di altre competenze, è quella di ampliare la zona di sviluppo prossimale Cioè quella di percepire una nuova conoscenza come una sfida alla propria portata.
    La zona di sviluppo prossimale non è una caratteristica della persona, è una percezione che può cambiare nel tempo e in base al contesto.

    PRESUPPOSTI PER L’APPRENDIMENTO DIGITALE

    Vediamo quali sono i pensieri e gli atteggiamenti che possono migliorare la capacità di apprendere ampliando la propria percezione della zona di sviluppo prossimale.
    Innanzitutto bisogna fare propri alcuni presupposti, delle convinzioni che devono entrare nel proprio bagaglio personale.
    1. La conoscenza non è una montagna da scalare ma un territorio da esplorare
    Un software non è un libro da leggere ed imparare, assomiglia di più ad un territorio da esplorare, come quando si esplora una città
    2. La conoscenza non è una entità consolidata e immutabile.
    Non cercate la conoscenza assoluta, totale, perché non esiste. Il contesto cambia sempre
    3. Tutto s’impara.
    Non è questione di talento o doti naturali, è questione di applicazione continuità
    4. Essere bravi in qualcosa significa aver fatto schifo in qualcosa.
    Tutti quelli che sono bravi, una volta sono stati incapaci, impacciati e hanno fatto errori.
    5. Non è il cervello che si irrigidisce con l’età, ma si irrigidisce l’orgoglio personale
    Sbagliare significa fare errori che ad un esperto possono sembrare ridicoli. L’ego è un freno all’apprendimento

    COMPORTAMENTI PER SVILUPPARE L’APPRENDIMENTO


    Partendo da questi presupposti vediamo quali sono i comportamenti da adottare nell’apprendimento di nuove competenze

    1. Imparate come farebbe uno scienziato o un ricercatore scientifico. Quello che avete davanti non è una certezza, quello che sapevate fino ad ora potrebbe essere smentito da quello che troverete
    2. Fate esperimenti, se volete testare se avete capito qualcosa la cosa migliore è fare un esperimento
    A cosa serve quel comando? Il modo migliore è quello di spingerlo!
    3. Scoprite cose nuove. I bambini sono più flessibili nell’imparare cose nuove perché sono sempre alla scoperta. Se pensate che niente vi potrà più stupire o che non vi interessa scoprire cose che non immaginavate che esistono, non siete nelle condizioni migliori per imparare
    4. Coltivate la Serendipità cioè la capacità di fare scoperte senza l’intenzione
    Molte delle più grandi scoperte sono avvenute per caso.
    L’esplorazione con un obiettivo stimola l’attenzione selettiva mentre l’esplorazione senza un obiettivo permette di cogliere intuizioni ed è dimostrato che permette di elaborare gli stimoli in modo molto più efficace.
    5. Condividete la conoscenza
    Senza la condivisione della conoscenza l’umanità non sarebbe dove è ora. Pensate se ogni generazione dovesse riscoprire il fuoco, la ruota, le erbe commestibili…
    Nel mondo scientifico la reputazione e l’autorevolezza sono legate alla divulgazione delle proprie scoperte, nel mondo del lavoro, in alcuni ambienti, sembra invece che l’autorevolezza si fondi sulla capacità di conservare per sé stessi i “segreti del mestiere”.
    6. Praticate l’esercizio deliberato delle competenze
    Tutte le persone che praticano e raggiungono l’eccellenza (ad esempio i musicisti, gli sportivi di punta, gli artisti) per migliorare le proprie capacità si dedicano consapevolmente alla pratica di alcune attività nelle quali sono carenti fino a che non diventano maestri nell’esecuzione.
    Esercitando più e più volte in modo deliberato quella competenza riescono finalmente a svolgere in modo soddisfacente e ad utilizzare la stessa competenza anche in contesti di stress

    Il percorso formativo che è stato preparato per lo smart working serve proprio a risvegliare nelle persone queste competenze in modo tale che le possano utilizzare per migliorare in autonomia la propria capacità di utilizzo degli strumenti informatici ma in generale nell’ampliamento delle proprie competenze
    Infatti nel lavoro distanza non c’è la possibilità di confrontarsi continuamente con una persona esperta e quindi bisogna essere in grado di auto stimolarsi nell’apprendimento di nuove cose ampliando la propria zona di sviluppo prossimale.
    Se siete interessati ad un percorso formativo su questo argomenti contattateci ; noi Docenti di A.Q.A Network vi aiuteremo a superare i vostri limiti e a esprime al massimo le vostre potenzialità!

     

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