Abbiamo moderata fiducia

  • 18 Gennaio 2018

    Abbiamo moderata fiducia

    By Hudy Dreossi, Partner Network A.Q.A.

    “Abbiamo moderata fiducia” questo è in sintesi il pensiero di molti operatori economici del Nord-Est, un’economia cha raggiunto un buon grado di maturità sia nella capacità di gestire le sfide internazionali che negli atteggiamenti della classe imprenditoriale, ormai abituata ad agire in modo prudente nell’inseguire le opportunità offerti dalla fase di crescita economica.

    Sebbene siano concreti gli stimoli provenienti dal mercato estero e della timida ripresa dei consumi interni, gli imprenditori del Nord-Est appaiono cauti nel giudicare il trend: una crescita prevista attorno al 1,5% rivela una serie di profonde contraddizioni nel sistema che condiziona negativamente la propensione all’investimento in nuovi asset. Ci si attende un ulteriore balzo delle esportazioni e tuttavia sono ancora molti i fattori depressivi sull’ambiente quali la difficoltà di accesso a capitali di rischio e la lenta ristrutturazione del sistema bancario, colpito da recentissime rivoluzioni, senza dimenticare l’incertezza politica che la pianificazione di medio lungo termine.

    Per molte imprese del territorio, il 2017 è stato l’anno in cui l’aumento della produttività ha permesso di invertire la rotta nei risultati, recuperando quote di capitalizzazione bruciate dalla crisi ed il 2018 appare l’anno nel quale si andrà a recuperare produttività, potendo gestire meglio il portafoglio ordini e poter raggiungere l’assorbimento dei costi fissi con meno patemi. Sembra, infatti, prossima all’esaurimento la fase più critica in cui le due indesiderate eredità della crisi quali l’allungamento dei pagamenti che ha provocato non poche situazione di illiquidità nel sistema e l’incertezza nei rapporti di fornitura condizionata dal picco di fallimenti (manifestatosi al fondo del barile quale coda dalla crisi nel triennio 2013 e 2016) hanno condizionato le strategie degli imprenditori, principalmente tesi alla salvaguardia del business. Questo potrebbe essere l’anno del decollo, ma in pochi sono disposti a cadere in facili entusiasmi.

    È fondamentale ribadire come le aziende superstiti a questa lunga crisi abbiano imparato a selezionare i mercati di riferimento, valutare oggettivamene i propri fattori critici di successo ed adeguare le produzioni ai prezzi di riferimento condizionati dal mercato globale. Quale reazione del territorio al decennale rallentamento congiunturale sono scattati processi indirizzati alla salvaguardia un patrimonio organizzativo e una diffusa propensione al miglioramento, fattori presenti nel Dna delle nostre imprese.

    È altresì indiscutibile, come il Nord-Est si confermerà un’area capace di dialogare con le economie tutti i Paesi limitrofi e sulla scorta di una maggiore stabilità del Dollaro in grado di valorizzare le proprie eccellenze sulle principali piazze globali e quindi nel 2018 getterà le base per un solido recupero dei livelli di fatturato. Notiamo come molte imprese stiano costruendo nuove organizzazioni e nuovi marchi si stia ritagliando una buona reputazione sul mercato. Importanti realtà Cinesi e Russe confermano l’interesse nell’acquisizione di strutture industriali, portatrici di tecnologia e contemporaneamente la chiusura dei periodi più acuti di instabilità politiche interna successive alle Primavere Arabe, può rivelare nuove opportunità per le nostre imprese nei Paesi più strutturato del Bacino del Mediterraneo, dove si sta affacciando la domanda di dinamica classe media vogliosa di intercettare prodotti di qualità. Sul piano interno, una serie di incentivazioni fiscali, come il super-ammortamento e le decontribuzioni per chi assume, stanno accompagnando una serie di processi di innovazione.

    Sulla base di tali agevolazioni possiamo ipotizzare infine che il 2018, per molti operatori verrà dedicato al completamento di processi di ristrutturazione e riprogettazione delle imprese, sempre più tese a pianificazioni efficiente e modalità di conduzione flessibili. Gli operatori del Nord-Est devono continuare a credere in quel progetto diffuso e vivace di imprese e professionisti innovativi che vede quest’area d’Europa, il principale HUB tra i mercati di lingua tedesca, i nuovi stati entrati in gioco dalla caduta del Muro di Berlino e l’Oriente.

     

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