by Aldo Marchi, parte del Progetto A.Q.A. Network, Young Minds at Work
La scrittura è uno strumento che può avere anche un grande valore terapeutico.
Il semplice e antico atto relativo alla stesura di un racconto autobiografico o di una storia di vita da parte di una persona, può contribuire a migliorare il suo umore e il suo livello di autostima sino ad arrivare a comprendere un buon grado di benessere personale.
Il sociologo James Pennebaker considerato il fondatore della scrittura espressiva e nel suo libro “Il potere della scrittura” scritto in collaborazione con Joshua Smith, professore di salute e comportamento, illustrano al meglio i benefici della scrittura, intesa come il dare espressione scritta dei propri pensieri ed emozioni rispetto a situazioni dolorose o traumatiche.
Gli autori evidenziano come, per sua natura, la nostra mente cerchi costantemente di comprendere il mondo che la circonda.
Infatti l’uomo deve sempre cercare di dare delle spiegazioni agli esiti dei comportamenti attuati o subiti.
Uno dei motivi per cui siamo ossessionati da una data esperienza negativa è proprio il costante tentativo di comprenderla.
A questo punto un sistema efficace per trovare una risposta è parlarne, tradurlo in parole.
Quando al contrario si sceglie di non parlarne, entra in gioco il meccanismo della “ruminazione mentale”, ovvero quel processo di pensiero costante, con la conseguenza di possedere meno energie mentali da impiegare altrimenti.
La domanda ci sorge spontanea:
perché dovremmo confrontarci con una situazione che ci crea angoscia al fine di elaborare quella situazione stessa?
Gli autori sostengono che facendo in questo modo abbiamo la possibilità di venire a patti con l’esperienza, una situazione che abbiamo interpretato in modo negativo, dandoci però dei vantaggi.
Tra questi potremmo ottenere dei consigli, l’attenzione da parte di coloro che vengono coinvolti nella condivisione dei nostri pensieri, la partecipazione nonché deroga di eventuali responsabilità.
Il semplice atto di parlare può modificare il modo in cui ci sentiamo e il nostro stesso pensiero riguardo ad eventi traumatici così come riguardo a noi stessi.
Ovviamente non è semplice e scontato pensare di poter parlare liberamente con qualcuno e divulgare così pensieri e sentimenti più profondi. Spesso siamo restii a far entrare qualcun altro nella nostra sfera privata e personale.
Ci dicono però gli autori che esprimere a parole i propri pensieri risulterebbe più semplice farlo aprendosi con degli estranei, invece che con degli amici o conoscenti, poiché non si ha timore di essere giudicati in modo negativo e di compromettere il rapporto di stima esistente.
Anziché parlare si può sempre decidere di scrivere.
Mettere sul proprio pc i propri pensieri, meglio ancora se si decide di utilizzare un foglio ed una penna.
E’ dimostrato come scrivere possa aiutarci a fare chiarezza in noi stessi.
La scrittura espressiva è una tecnica che consiste nell’impiegare dai 15 ai 20 minuti al giorno per tre o quattro giorni scrivendo a proposito di un’esperienza negativa, traumatica.
La tematica per quei giorni rimane la stessa.
Il presupposto è che scrivendo più volte di un evento si possa realizzare un graduale cambio di prospettiva e si riesca ad elaborare e a raggiungere un maggiore distacco dal problema stesso.
Scrivere contribuisce a definire una linea temporanea e ad esaminare i possibili motivi ed effetti dell’evento.
Dagli esperimenti che vengono citati nel libro è emerso come la scrittura espressiva aiuti a comprendere e gestire eventuali disordini emotivi ed i risultati più incisivi sono stati ottenuti nel caso di problematiche psicologiche quali l’ansia, la depressione e i disturbi post-traumatici da stress.
Risulta importante evidenziare che molto spesso i benefici legati alla scrittura non sono immediati, ma differiti nel tempo e che, anzi, lo sforzo personale di rivivere momenti difficili ed elaborare sentimenti complessi potrebbe dar luogo a sentimenti di tristezza e sofferenza che però sarebbero solo transitori. Scrivere di ciò comporta un sacrificio, come la fatica nell’allenarsi in cui il dolore a volte ci porta a pensare di desistere. Però, se abbiamo chiaro il nostro obiettivo anche il percorso più complicato può trasformarsi in un bel viaggio interessante.
E’ proprio utilizzando questa metafora che la ritengo appropriata per definire la scrittura di sé, un viaggio interiore tra i propri paesaggi emotivi.
Ci tengo a chiarire come scrivere di sé possa divenire anche un atto di promozione del proprio benessere a partire dal racconto di esperienze e situazioni positive. Quindi la scrittura non è solamente uno strumento di cura, ma anche di prevenzione e lascito per coloro che vengono dopo di noi.
Scrivere di noi stessi è un atto autobiografico soggettivo, dove ognuno sceglie di raccontarsi liberamente attraverso un pezzo di carta.
Ancora una volta, attraverso la scrittura, si trasformano le parole in azioni, le nostre azioni, con modalità differenti, segrete, intime.
La scrittura ci permette di mettere in moto aspetti di natura mentale, aspetti legati alla memoria o alla speranza, aspetti temporali passati, presenti o futuri.
Lo scrivere è una forma di vera e propria generatività, poiché significa che a qualsiasi età possiamo prendere coscienza della nostra storia e la penna aiuta a confermare il senso del nostro essere persone uniche, con dei trascorsi, dei valori, dei bisogni, delle qualità e dei limiti.
Duccio Demetrio, pedagogista e filosofo, fondatore insieme a Saverio Tutino della LUA (Libera Università dell’Autobiografia ad Anghiari), sostiene da anni il potere di questo antico strumento che ha permesso ed accompagnato l’evoluzione del genere umano nella storia.
“Chiunque, purchè sappia leggere e scrivere, per suo diritto e per suo dovere, deve essere nella condizione di continuare a raccontarsi e di non fermarsi e non arrestarsi, di non rinunciare.
Poiché l’esperienza della scrittura ed in particolare della scrittura autobiografica è assolutamente unica, perché nessun’altra arte può avere la potenza della scrittura”. (Duccio Demetrio).
Raccontare la propria storia ci aiuta a cambiare prospettiva, modificarne il senso, vedere la realtà con nuovi occhi verso orizzonti altri.
Prendiamoci del tempo se lo desideriamo di scrivere, scrivere di noi, in relazione ad una nostra emozione o semplicemente raccontare un istante della nostra vita.



