I Like e il Monaco

  • 20 Maggio 2019

    I Like e il Monaco

    By Bubbles Events & Communication, partner A.Q.A. Network

    La vecchia storia che le nonne ripetevano ai nipoti che “l’abito non fa il monaco” non ha mai smesso di impressionarci. La dualità reale di questa massima di vita ha sempre suscitato in noi grande fascino e curiosità: il consiglio protettivo e saggio di un’anziana che fornisce uno strumento oggettivo (segno/simbolo) di valutazione sulle apparenze (comunicazione/significato) e l’effettivo peso che le stesse dovrebbero avere, o hanno.

    Negli ultimi 30 anni la comunicazione è stata teatro di battaglie evolutive e ignoranti regressioni, mutevole e adattabile, come la forma dell’acqua in un infinito alambicco fatto di tante parole inglesi senza un vero senso, che la frammentano disperdendone il valore nella sua totalità.

    Nulla però è stato realmente inventato che non fosse già noto a Platone o Aristotele, che già studiavano il “segno” e il suo significato, datando un primordiale concetto “comunicazione” in età antiche. L’evoluzione e l’approfondimento della bibliografia sullo studio dei segni (simboli tratti e immagini) ci hanno dato negli scorsi due secoli strumenti più precisi per descriverli e interpretarli strutturandoli in una disciplina che si chiama “semiotica”.

    Tralasciando le buone norme delle vecchie generazioni e le cronologie accademiche, analizziamo a cosa oggi siamo veramente esposti o involontariamente assoggettati: oggi i termini di valutazione del mercato, di un’azienda o delle persone sono strettamente legati a una questione di mera immagine/comunicazione.

    Il prestigio dato dall’ultimo modello di smartphone o il portafogli che esplode di carte magnetiche, sono alcuni degli strumenti oggettivi che utilizziamo per “farci un’idea” delle persone che incontriamo.  Quanti “like” ha ricevuto o quanti “followers” sono invece i nuovi simboli digitali che misurano tutto e tutti.

    Internet e i social-network hanno infatti spodestato i proverbiali moniti, regalandoci nuovi strumenti di valutazione fatti di dati non sempre attendibili o veritieri, potenzialmente più pericolosi dell’abito del monaco. Un’azienda non ha il sito o un profilo social? Si può chiaramente udire una voce nella propria testa trillare: “Allora non esiste”.

    In un incalzante ritmo l’immagine digitale è diventata “essere” e, tutto quello che vediamo online, è sempre più percepito come vero e affidabile. Ma “l’ho visto su Facebook” è semplicemente il nuovo “lo hanno detto in piazza”: un restyling di dicerie.

    Le ultime due decadi hanno rivoluzionato gli strumenti di comunicazione, ribaltando completamente i canali nei quali questa vecchia signora si era accomodata per più di un secolo.

    Il repentino cambiamento ha portato anche a nuove regole di “trasmissione” e “lettura” delle informazioni, esplicite o simboliche, creando una codifica di natura mutevole e spesso effimera come i suoi contenuti.

    In questo contesto storico tanto complesso e molto “astratto”, resistono ancora però alcune realtà imprenditoriali costruite sui saggi consigli, fatte della concretezza che le ha rese superstiti di crisi economiche, cambi di conio e colossi come Amazon o e-Bay.

    Ma quanto può durare ancora la vita in trincea dei sopravvissuti, quando tutto il mondo e il mercato si muovono in un’unica direzione? La certezza è degli stolti, ma una valutazione realistica indurrebbe a rispondere: “non molto”.

    L’immagine è tutto? No, ancora non lo è, e probabilmente non lo sarà mai, ma ignorare oggi è mortalmente pericoloso. L’approccio più saggio è quello di avvicinarsi alla nuova “formula” e interpretarne l’essenza attivandosi nei segmenti che non tradiscono i principi sui quali l’azienda è cresciuta, ma che ne mettono in risalto la forza e la saggezza che hanno portato ad oggi.

    Non si tratta di un semplice intervento, ma di avvalersi di chi sia in grado di renderlo tale e in modo efficace. La pubblicità è diventata ormai un nostalgico pezzo da museo e il nuovo dettame esige una frammentazione dell’operatività per essere fruttuoso. Strategia e competenza unite sono l’unica chiave di un lavoro di comunicazione ben fatto per il mercato attuale.

    Pensando alle realtà imprenditoriali ancora guardinghe e poco fiduciose nei confronti del cambiamento: a vostro vantaggio è che “siete”, dovete “solo” iniziare ad “apparire”.

    Gli esperti A.Q.A. Network possono aiutarvi a trovare la soluzione di comunicazione su misura per la vostra azienda dopo aver analizzato il mercato in cui opera e aver analizzato le vostre esigenze.

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