Il welfare nelle aziende

  • 27 Luglio 2023

    Il welfare nelle aziende

     

    by Daniele Cortesi, Business Partner A.Q.A. Network

    Il collega e co-autore di questa newsletter ha spiegato perchè sempre più aziende si stanno avvicinando o si dovrebbero avvicinare a questo sistema retributivo da affiancare alla classica e prevalente retribuzione in denaro prevista dalla contrattazione collettiva. Vediamo ora più nel dettaglio cos’è il welfare aziendale, a chi si rivolge, quali vantaggi ha per aziende e dipendenti e come fare per applicarlo.

    La parola welfare possiamo tradurla in italiano con benessere e con il concetto con cui si intendono quei benefici che esulano dalla busta paga improntati a migliorare il benessere dei dipendenti. Da qui l’interesse delle aziende verso una forma di incentivo volto a contrastare fenomeni globali attuali quali la Great Resignation

    Questi benefici sono costituiti da un insieme di benefit e prestazioni, finalizzati a superare la componente meramente monetaria della retribuzione al fine di sostenere il reddito dei dipendenti e migliorarne la vita privata e lavorativa in maniera diretta o indiretta, ad esempio, tramite benefici per i familiari.

    Questo insieme di benefici così descritto rappresenta anche l’obiettivo primario del welfare aziendale a cui si affianca anche una serie di obiettivi secondari ma altrettanto importanti per le aziende quali il miglioramento del clima aziendale e il benessere organizzativo, la riduzione dei costi di gestione, il turnover, il miglioramento della reputazione aziendale e contributo all’employer branding con la finalità di aumentare il potere di attrarre e trattenere i talenti.

    Il “mondo” del welfare aziendale è molto ampio ed è in continua crescita nel numero di servizi che può offrire, si possono fare varie classificazioni sui servizi, noi lo suddividiamo in 3 grandi aree:

    1. I benefit
    2. Il work life balance
    3. La previdenza complementare e l’assistenza sanitaria

    Nell’area benefit troviamo i fringe (conosciuti ai più perché più diffusi) dove da sempre rientrano i beni aziendali quali automobile, pc, cellulare e da pochi anni i molto apprezzati buoni spesa e carburante.

    Nell’ampio settore del work life balance riassumiamo tutti quei servizi dedicati a promuovere l’equilibrio tra vita privata e vita lavorativa quali ad esempio il tempo libero e cultura (viaggi, palestre, cinema, musei, teatri), lo sviluppo delle competenze e istruzione (corsi di formazione), assistenza a bambini e anziani (rette scolastiche e libri, campus, baby sitter, assistenza per anziani).

    Infine nell’area previdenza complementare e assistenza sanitaria tutto ciò che riguarda le modalità di integrazione del fondo pensionistico e la protezione sanitaria presente e futura (rimborso di prestazioni mediche, visite diagnostiche e assicurazioni mediche).

    Ma il welfare in azienda a chi si rivolge? Per definizione legislativa è per tutti, si definiscono infatti destinatari della prestazione la generalità dei dipendenti, si può quindi definire il welfare un supporto universale anche se è possibile ridurre la popolazione dei destinatari con opportuni accorgimenti.

    Venendo poi alle modalità applicative si deve distinguere tra welfare unilaterale e bilaterale; le differenze tra queste due modalità sono sostanziali per quanto riguarda l’ambito fiscale di deducibilità e gli aspetti di preparazione contrattuale pertanto l’azienda deve decidere preventivamente come muoversi valutando tra la strada tortuosa della contrattazione sindacale per ottenere il massimo dei vantaggi fiscali o quella più diretta della scelta unilaterale rinunciando ai vantaggi di deducibilità oppure quella intermedia del regolamento aziendale.

    Perché i dipendenti dovrebbero accogliere con soddisfazione l’implementazione di un sistema welfare? E perché le aziende dovrebbero fare lo stesso impegnando tempo per realizzarlo? Per un consistente vantaggio economico per ambo le parti che si quantifica in questa infografica di esempio che mette a paragone un importo erogato come wlfare aziendale e un importo inserito in busta paga ad un dipendente.

    Per entrambe le parti non c’è cuneo fiscale, per i lavoratori dunque più soldi da spendere e risparmio di tempo nell’acquisto di servizi dedicati e il vantaggio che questo importo non concorre a costituire reddito, aspetto da non sottovalutare in un sistema Italia che sempre di più utilizza l’ISEE come parametro unico di identificazione della ricchezza e quindi di servizi erogabili dallo stato sotto forma di bonus, card e assegno universale.

    Il welfare può essere utilizzato anche come metodo di erogazione sostitutiva al denaro nei premi di risultato; anche in questo caso valgono le regole dei vantaggi economici sopra descritti sia in termini di cuneo fiscale sia di deducibilità.

    Riassumendo abbiamo descritto come mai le aziende dovrebbero avvicinarsi a questo strumento, abbiamo descritto cos’è e le potenzialità che avrebbe di soddisfare gli stakeholders sia dal punto di vista economico/fiscale sia dal punto di vista del benessere che potrebbe portare e questo si realizza grazie al mix di leggi sempre più orientate a questo tipo di strumenti alternativi alle retribuzioni classiche, piattaforme  a supporto sempre più complete e facili da usare e con costi competitivi consulenti specializzati nella realizzazione di questo tipo di servizio alle aziende.

    Se la lettura di questi articoli ti hanno fatto venire altre domande quali ad esempio:

    • Il sistema si può applicare solo ad alcuni reparti in azienda?
    • Solo i dipendenti o anche gli amministratori dell’azienda possono usufruire del welfare?
    • Cos’è la scelta del regolamento aziendale per non dover passare da sindacati o da contratti di secondo livello ottenendo comunque il massimo dei vantaggi fiscali?

    Scrivici e uno dei nostri consulenti A.Q.A. Network ti darà le informazioni di base per permetterti di decidere se e come avviare questo strumento nella tua azienda.

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