Economia della conoscenza

  • 17 Giugno 2019

    Economia della conoscenza

    By Hudy Dreossi, business partner A.Q.A. Network

    La risorsa chiave del capitalismo moderno è la conoscenza e compito principale dell’imprenditore è assicurare alla propria organizzazione gli strumenti per espandere l’articolato patrimonio di esperienze e soluzioni per affrontare un mercato sempre più complesso. In quest’ottica la crisi d’impresa, si può interpretare quale risultato di mancato adeguamento delle nostre strutture aziendali agli standard di mercato, un ritardo connesso a una deficitaria o inadeguata gestione delle informazioni detenute dalle nostre organizzazioni che disperdono e non rinnovano questo indispensabile bagaglio indispensabile.

    Oltre a comprendere le evoluzioni del mercato e le potenzialità del prodotto/servizio offerto, si intuisce come il soggetto investito della responsabilità di condurre l’impresa sia obbligato al doppio ruolo di gestore delle potenzialità delle proprie risorse umane e facilitatore dell’ingresso dell’innovazione sia nei processi che nelle tecnologie utilizzate. Entrambe funzioni, si dovrebbero assolvere con un elevato grado di razionalità scientifica e approccio sistemico con il fine che situazioni di criticità ancora “gestibili” non condizionino in modo irreparabile la sostenibilità dell’impresa.

    A rendere ancor concrete tali valutazioni oltre all’esperienza “empirica”, si può affiancare l’analisi di una serie di provvedimenti legislativi di derivazione Europea, entrati nella nostra quotidiana attività che perseguono il medesimo indirizzo: una crescita delle nostre imprese, costrette ad affrontare i severi parametri del mercato digitale globale. Tali provvedimenti vanno interpretati quali elementi di un puzzle che descrive uno scenario teso alla modernizzazione in cui si articolano incentivi e nuove regole, quest’ultime più pressanti per coloro non hanno approfittato delle risorse messe a disposizione.

    Per condurre l’impresa con il maggiore grado di informazioni è stata favorita l’introduzione della digitalizzazione e contemporaneamente sono stati agevolati processi di automazione, a questo proposito sono stati elaborati strumenti di compensazione alle spese quali Credito di Imposta per la Ricerca e Sviluppo e gli incentivi per l’industria 4.0, forme di sostegno alle imprese che si affiancano facilitazioni tributarie come il Super-ammortamento.  Per favorire l’ingresso di nuove leve sono state costruite norme che facilitano il passaggio generazionale, con sgravi nei trasferimenti di proprietà e connessi diritti. Non ultimo è stato introdotto il nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza che introduce una serie strumenti di controllo di gestione e persegue una continua analisi dei risultati. Non meno importanti risultano le politiche mirate di sostegno alla formazione professionale finanziata ed agli aiuti a processi di internazionalizzazione come Voucher a favore di studi di fattibilità e premi per la partecipazione a Fiere internazionali.

    I trend macroeconomici di medio-lungo termine e gli indirizzi legislativi, pertanto, ci conducono a pensare che stante il livello di competizione sempre più marcato sia indispensabile ripensare i modelli di gestione introducendo anche nelle organizzazioni più snelle pratiche consolidatesi nelle multinazionali. In particolare, appare cruciale l’introduzione di processi di pianificazione strategica, di attività di valorizzazione delle risorse umane con la costruzione di organizzazioni con ruoli e funzioni ben definiti e implementate con sistemi premianti (è ancora latitante un piano di crescita delle risorse umane in un dettato legislativo organico) nonché con l’implementazione di continuo monitoraggio delle azioni intraprese. Solo l’introduzione di tali pratiche permetterà alle PMI di esaltare i punti di forza quali coincidenza delle figure di amministratore-socio e l’attaccamento al territorio ed alle relazioni umane, sempre meno rilevanti nell’economia globale.

    Le incertezze derivate dalla situazione internazionale ed i segnali della stagnazione dei consumi ed investimenti riscontrati sul mercato domestico determineranno un incremento delle criticità di gestione: si tratta sostanzialmente di accelerare i tempi verso l’economia della conoscenza fortemente condizionata da rielaborazione delle informazioni acquisite e scambiate e nella quale la crisi è un’opportunità di riflessione e di cambiamento per il raggiungimento di migliori condizioni nella gestione aziendale.

    I consulenti di A.Q.A. che hanno osservato l’evoluzione del mercato e il processo di aggiornamento del dialogo tra PA ed imprese, possono collaborare con imprenditori/imprenditrici e loro team su percorsi mirati ed efficaci di adeguamento e rilancio delle nostre PMI agli standard del mercato globale nel quale gli elementi distintivi del nostro prodotto possono essere valorizzati e assicurare la sostenibilità delle produzioni nel medio lungo termine. Il network può supportare le PMI con manager funzionali a tempo e progetti di formazione delle risorse umane più promettenti.

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