Esco o non esco(più) dalla capanna? resistenza inconscia al ritorno alla normalità

  • 22 maggio 2020

    Esco o non esco(più) dalla capanna? resistenza inconscia al ritorno alla normalità

    By Laura Chiodi ,business partner A.Q.A  Network

    Un post dell’Ansa del 4 maggio, scrive che il 62% degli italiani pensa che avrà bisogno di un supporto psicologico per affrontare il ritorno alla normalità, dopo i due mesi di lockdown per l’emergenza pandemica.

    Un numero molto elevato, considerando che nelle ricerche precedentemente svolte solo il 40% degli italiani dichiarava di essersi rivolto a uno psicologo per sé o per altri membri della propria famiglia.

    Questi alcuni dei dati di un’indagine sulla popolazione italiana condotta dall’Istituto Piepoli per il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP).

    In particolare, ci sono dei luoghi “cardine” in cui la quasi totalità degli italiani richiede a gran voce la presenza di psicologi, e sono in particolare gli ospedali (90%), le strutture per anziani (87%), i servizi sociali (84%), in aiuto ai medici di famiglia e nell’assistenza domiciliare (79%), in aiuto agli studenti (73%), nei luoghi di lavoro (72%).

    In particolare si potrebbe manifestare quella che è stata definita la “sindrome della capanna”: questa sindrome (non del tutto riconosciuta come tale dagli psicologi) venne osservata nel 1900 nel Nord America nei cercatori d’oro che passavano i lunghi,rigidi inverni rinchiusi nelle capanne .Quando uscivano di nuovo alla luce manifestavano sintomi di angoscia , disorientamento e paura.

    La “sindrome della capanna” non è “agorafobia”(vera e propria fobia degli spazi aperti), ma è una sindrome che implica la voglia di continuare a rimanere nel proprio rifugio e non voler uscire da esso.

    E’ una sensazione mista di paura e di insicurezza, di tristezza o ansia per il cambiamento che ci si troverà davanti, unita spesso alla mancanza di un obiettivo.

    Il confinamento ( lockdown), ha stravolto all’improvviso la nostra routine e i nostri ritmi di vita e ci ha rinchiuso tutti in casa a livello globale; le nostre case sono diventate il rifugio protettivo dal virus , una tana in cui le nostre giornate scorrono con una routine acquisita in questi mesi e che ora dobbiamo di nuovo abbandonare per buttarci in un mondo che ci fa paura perché è cambiato, non lo riconosciamo più, ci stranisce.

    Ci sono poi due tipologie di persone che possono sviluppare questa sindrome: chi in questo periodo ha recuperato degli equilibri con i propri affetti, creato abitudini piacevoli in un ambiente accogliente dal punto di vista psicologico, per cui non ha voglia di riaffrontare il mondo frenetico , con ritmi ben diversi. In tal senso c’è una forte resistenza inconscia al ritorno alla normalità.

    E c’è chi, nella propria vita sociale e professionale, ricopre ruoli e assolve compiti che comportano una forzatura rispetto alla sua personalità o che ha una bassa autostima, senso di inadeguatezza, timidezza ecce.

    Il lockdown, il confinamento ha comportato un alleggerimento netto delle pressioni sociali, che l’imminente ritorno alla normalità riporta nella vita di queste persone con un conseguente pesante carico emotivo.

    Quindi sia nella prima che nella seconda casistica possono attivarsi delle resistenze sotto forma di ansia, insonnia, angoscia che, se non affrontate, potrebbero sfociare in attacchi di panico, depressione , disturbi post-traumatici da stress.

    Ci sono poi altre situazioni pesantissime a livello di stress: pensiamo alle donne obbligate a condividere gli spazi per due mesi continuativi con compagni, mariti maltrattanti(in due mesi ci sono stati 11 femminicidi)

    E ancora, alle coppie il cui rapporto era in crisi.E ancora, alle famiglie con figli con handicap e senza supporto alcuno.
    In questo senso il dopopandemia potrebbe diventare emergenza psicologica e sociale.

    Si riparte dopo un grande trauma solo se si possiedono gli strumenti per elaborarlo.

    Come potete supportare le vostre Ru in azienda per evitare che l’angoscia e il disorientamento possano sfociare in sintomi depressivi di ansia o panico?

    A.Q.A Network, grazie ai propri Professionisti nella relazione d’aiuto propone degli sportelli di Counseling (de visu oppure on line) per accompagnare chi vive il disagio ad un graduale reinserimento nel contesto organizzativo. Contattatteci per un primo colloquio di approfondimento.

     

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