Sostegno agli operatori della plastica e alle politiche di riciclo

  • 19 novembre 2019

    Sostegno agli operatori della plastica e alle politiche di riciclo

    by Hudy Dreossi, Business Partner A.Q.A. Network

    Lontani da pregiudizi ideologici e tanto meno desiderosi di avviare una contestazione alle azioni del Governo italiano, è nostra volontà porre all’attenzione dei lettori i nostri interrogativi sull’ipotesi di introduzione dell’ormai nota e temuta Plastic Tax

    Il provvedimento, secondo quando riportato sino ad ora nelle bozze della Manovra Economica del 2020, dovrebbe porre in essere un’accisa pari a un euro per ogni chilogrammo di materiale di packaging utilizzato: tale provvedimento affiancandosi alla direttiva europea sul monouso dovrebbe avviare un rapido abbandono dell’utilizzo dei polimeri di origine fossile quale materiale per l’imballaggio da parte dei consumatori. L’incidenza di tale imposta è facilmente comprensibile se si analizza che la materia prima della plastica, identificabile nel granulo da cui si estraggono le bobine di materiale ha un costo, ancorato alle quotazioni del greggio, oscillante tra 0,8 e 1,6 euro al kg.

    La proposta, che sarà ancora discussa durante le prime sedute del Consiglio dei Ministri, seppur valida nei principi tale da introdurre anche livello legislativo una cultura dell’eco-compatibilità delle produzioni industriali rivela una serie di difficoltà applicative e appare particolarmente punitiva per gli operatori di settore che hanno condotto nell’ultimo triennio investimenti in efficienza produttiva e strumenti di rigenerazione dei materiali di scarto e post-consumo.

    E’, infatti importante indicare, che dietro una campagna di stampa talvolta violenta e scientificamente imprecisa, sia presente un tessuto economico tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna che da lavoro ad oltre 300 mila tra operatori diretti ed indiretti e si ponga come uno dei fiori all’occhiello dell’export italiano. In queste aree a supporto del 65% della produzione agro-alimentare, si sono integrate realtà multinazionali e PMI formando un cluster formato da produttori di materiali consumabili e macchine per l’imballaggio, capace di generare quasi 33 miliardi di fatturato nonché favorire il made in Italy .

    Inoltre è fondamentale aggiungere che, l’imposta in attesa di potenziali correzioni, comprime in modo significativo  l’interesse degli operatori al proseguire buone pratiche avviatesi grazie allo sforzo di molte amministrazioni locali aventi quali obiettivi la raccolta differenziata ed il successivo ri-utillizzo del materiale così come avviato dal Consorzio Nazionale Imballaggi. Il caso delle bottiglie di Pet è esempio di valorizzazione dei rifiuti che riesce a combinare esigenze sanitarie-gestionale e tutela ambientale. Il provvedimento, così come presentato, non premia gli operatori che, avviando vere economie circolari, associano nella fase di primaria del processo produttivo, l’estrusione materiali rigenerati o materiali di risulta, si da favorire una contrazione degli scarti. Al pari non vengono promosse le produzioni che limitano i costi della gestione del post consumo i mono-materiali vergini non accoppiati.

    Sul piano macro-economico nazionale, le potenziali conseguenze sul comparto imballaggi di un imposta ad alta incidenza oltre all’uscita dal mercato per fallimento o acquisizione a bassi valore di operatori a bassa capitalizzazione a favore di agguerrite multi-nazionali estere settore desiderose di acquisire know how, si prevedono potenziali rincari a scaffale ed un accelerazione di processi di polarizzazione del mercato dei prodotti alimentari. Riducendo l’utilizzo di materiali plastici ad alta capacità di isolamento da agenti esterni all’imballo, si noteranno modifiche alla filiera alimentare che incrementeranno il divario tra prodotti di alta gamma e produzioni di minor pregio, nonché si limiteranno gli investimenti su una variabile fondamentale per l’agevolazione dei processi di internazionalizzazione della frammentata platea di produttori di food in Italia. L’attuale produzione di bio-plastica, si deve chiarire, non ha la capacità di supportare  una sostituzione, economicamente sostenibile, dei combustibili fossili prima di un quinquennio.

    Indipendentemente dall’introduzione dell’imposta, per la quale si auspica una netta rimodulazione e l’aggancio di una serie di esenzioni per gli operatori a basso impatto ambientale, per il settore si prevede un triennio di riduzione delle marginalità medie e la necessità di adeguamento delle strutture alle nuove esigenze del mercato fortemente condizionato da una campagna mediatica anti-plastica, talvolta eccessiva e non basata su risultanze scientifiche. Saranno fondamentali, per il governo delle nostre imprese, quindi disponibilità al cambiamento del Management, forte focus sull’efficienza industriale ed un imprescindibile coinvolgimento delle risorse umane. Il Network A.Q.A. promuove l’economia circolare e le nuove tecnologie come da nostro articolo di approfondimento in questa stessa newsletter.

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