Non è una battuta. Le molestie nei luoghi di lavoro: consapevolezze e prospettive

  • 18 marzo 2020

    Non è una battuta. Le molestie nei luoghi di lavoro: consapevolezze e prospettive

    By Alessia Tuselli, Partner A.Q.A. Network

    Marzo rimane un mese complesso per il nostro Paese, denso per l’emergenza che ci tocca, da nord a sud. Abbiamo deciso responsabilmente di fermarci, per fermare l’emergenza. Appuntamenti cardine di questo mese, come l’otto marzo, sono stati trasferiti dalle piazze pubbliche, a quelle social, per condividere rimanendo però lontani, per la sicurezza di tutte e tutti. Anche in questo otto marzo il tema del lavoro è stato centrale, come al centro sono le relazioni che nel perimetro lavorativo si articolano e che possono innescare fenomeni di non facile lettura nei significati, nei numeri e negli strumenti di contrasto. Fenomeni come quello delle molestie nei luoghi di lavoro. Per questo, alla luce di alcune novità che verranno, abbiamo pensato di fare un po’ di chiarezza sul tema.

    L’ultima indagine ISTAT ci dice che sono 8 milioni 816 mila (43,6%) le donne, fra i 14 e i 65 anni, che dichiarano di aver subito qualche forma di molestia nel corso della vita, 3 milioni 118 mila negli ultimi tre anni (ISTAT 2018); 1 milione 437 mila dichiarano di averle subìte nei luoghi di lavoro. Inoltre, l’indagine, per la prima volta, rileva le molestie anche ai danni degli uomini: il 18,8% afferma di averle subìte almeno una volta nella vita, di cui il 6,4% negli ultimi tre anni.

    Il fenomeno delle molestie sessuali è complesso da tracciare, soprattutto nei luoghi di lavoro: è un argomento taciuto, minimizzato, sottostimato, che paga spesso una mancanza di consapevolezza, fondamentale per poterlo riconoscere e contrastare. Secondo il codice di condotta europeo, è da considerarsi molestia “ogni comportamento indesiderato a connotazione sessuale o qualsiasi altro tipo di comportamento basato sul sesso che offenda la dignità degli uomini e delle donne nel mondo del lavoro, ivi inclusi atteggiamenti male accetti di tipo fisico, verbale o non verbale”. Definizioni come questa sono fondamentali per tracciare quella linea, troppo spesso sconosciuta, o cancellata, tra lo scherzo condiviso e l’invadenza senza consenso. Entrando in questa ottica, si comprende come le molestie siano, in quanto violenze, un fenomeno profondamente corrosivo, per chi le subisce così come per l’ambiente in cui trovano spazio e forma.

    “É emersa una sottovalutazione del fenomeno della violenza e molestia sessuale nei luoghi di lavoro e la sua mancata traduzione in una vera e propria questione sociale. Chi dichiara di essere stato vittima di violenza o molestia sessuale vive una condizione di disagio soprattutto psicologico, dovuta a commenti non graditi sull’aspetto fisico, scherzi o storie di natura sessuale, commenti non appropriati relativi al sesso fatti in pubblico e in privato” dichiara Giorgio Gosetti, responsabile scientifico della ricerca “Violenza e molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Riflessioni a partire da un progetto di ricerca” svolta dall’Università di Verona e promossa da Cisl Verona.

    Sul piano internazionale, l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro interna all’ONU) pone l’accento sull’assenza, nelle legislazioni degli Stati membri, di azioni concrete, coordinate e mirate a contrastare le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, così come la mancata tutela delle vittime e una definizione di “luogo di lavoro” eccessivamente circoscritta. E ancora, la Banca Mondiale, nel suo rapporto “Women, business and the low 2018” che copre un arco temporale di 10 anni (2008-2018), mostra come su 189 Paesi presi in esame, 59 non diano peso (legislativo) al fenomeno delle molestie nei luoghi di lavoro, delegando la responsabilità di proporre soluzioni, forme di contrasto e/o prevenzione.

    L’attenzione sul fenomeno è, oggi, alta: dopo il caso Weinstein scoppiato nel 2018, con le prime accuse di molestie sessuali e con la nascita del movimento #METOO, il tema delle molestie sessuali è diventato centrale, ha trovato un importante spazio mediatico, si è cominciato a parlare di qualcosa che prima non si nominava, non si definiva, dunque non si denunciava. Con la condanna di Weinstein a 23 anni di reclusione, emanata dal tribunale di New York la scorsa settimana, anche la legge dichiara inaccettabili e perseguibili violenze e molestie nei luoghi di lavoro.

    Alla luce delle vicende internazionali e a partire dai dati che mostrano situazioni preoccupanti in molti dei paesi ONU, l’OIL il 21 Giugno 2019, ha approvato con 439 voti, la “Convenzione sulla violenza e le molestie nel mondo del lavoro”. La Convenzione riconosce la violenza e le molestie nel mondo come “una violazione o un abuso dei diritti umani” e ancora “una minaccia per le pari opportunità, inaccettabile e incompatibile con il lavoro dignitoso”. La Convenzione, che ricordiamo essere giuridicamente vincolante lì dove ratificata dagli stati membri, definisce “violenza e molestie” come quell’insieme di comportamenti, pratiche o minacce “che mirano a provocare — o sono suscettibili di provocare — danni fisici, psicologici, sessuali o economici”. La richiesta, agli Stati membri, è quella di adoperarsi per assicurare “tolleranza zero nel mondo del lavoro”.

    Per questa ragione, in Italia, l’onorevole Laura Boldrini è prima firmataria della proposta di “Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro n. 190 sull’eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro, adottata a Ginevra il 21 giugno 2019 nel corso della 108ª sessione della Conferenza generale della medesima Organizzazione”, attualmente in esame alla Camera dei deputati.

    Questo è un passo fondamentale per il nostro Paese: vuol dire dotarsi di strumenti normativi che definiscono il perimetro, la zona comfort delle persone nello spazio lavorativo, spazio che non va invaso e violato, ma deve essere rispettato perché tutte e tutti possano sentirsi al sicuro, a proprio agio, mentre svolgono il proprio lavoro.

    Disposizioni come queste vanno però accompagnate da percorsi di formazione, per costruire consapevolezza sul tema proprio a partire dai luoghi di lavoro. Lo spazio safe (lo spazio sicuro) si costruisce attraverso la conoscenza: le molestie si prevengono solo se si condividono significati comuni di rispetto dell’altra/o e si contrastano quando si riesce a riconoscerle, dotandosi di strumenti di ascolto e intervento che danno seguito alle denunce.

    A.Q.A network ha deciso di essere in prima fila per lavorare sulle misure di contrasto al fenomeno, grazie all’ ascolto, la formazione, la consapevolezza, perché una molestia, no, non è una battuta e l’ambiente di lavoro è sano quando lo spazio è sicuro e le pratiche condivise da tutte e tutti.

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