La relazione d’aiuto nelle organizzazioni di cura

  • 22 gennaio 2020

    La relazione d’aiuto nelle organizzazioni di cura

    By Laura Chiodi, Business Partner A.Q.A. Network

    L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato il 2020 Anno dell’Infermiera e dell’Infermiere.

    Per la prima volta nella storia, le nazioni del mondo si riuniscono per riconoscere i benefici che l’assistenza infermieristica e ostetrica apportano alla salute della popolazione globale.

    Tralascio gli ovvi riferimenti alla fondatrice dell’infermieristica moderna Florence Nightingale.

    Mi auguro che venga colta concretamente questa opportunità di sviluppare al meglio la professione in Italia con la piena valorizzazione, anche economica, della professione, l’introduzione nel sistema salute italiano delle competenze infermieristiche avanzate e con il sempre più ampio riconoscimento della funzione infermieristica a tutti i livelli.

    Voglio focalizzare questa mia news sulle Persone che svolgono professione infermieristica.

    Tutti noi nella vita abbiamo purtroppo avuto esperienze ospedaliere dirette o indirette; tutti noi ci siamo visti vulnerabili dipendendo da queste e questi professionisti che, per l’attività che svolgono, entrano nella nostra sfera più intima e ,per questo, vulnerabile.

    E, presi dal nostro dolore, ci aspettiamo (spesso pretendiamo) competenza, gentilezza, vicinanza, comprensione e disponibilità, tanta disponibilità.

    Ora pensiamo a queste infermiere e infermieri che sono quotidianamente impegnati in una continua ,completa relazione di aiuto, per cui ,oltre alle competenze tecniche, vengono richieste loro , ampie competenze relazionali.

    Non possono mai abbassare la guardia, spesso con turni faticosi che li vedono al lavoro indifferentemente di giorno e di notte.

    Il loro coinvolgimento relazionale e, spesso emotivo (pensiamo a certi reparti, particolarmente colmi di dolore) è continuo.

    Molto spesso la relazione di aiuto si estende dal malato, ai congiunti della persona ammalata che, talvolta sono più impegnativi del malato stesso.

    Questo continuo coinvolgimento relazionale implica per queste e questi professionisti delle inevitabili ricadute psicologiche che possono incidere sulla qualità stessa dell’attività.

    Per questo la professione di infermiere richiede che si coltivi l’intelligenza emotiva e la necessità di apprendere e di coltivare le soft skill ,quali auto consapevolezza, assertività, resilienza, gestione delle emozioni, comunicazione empatica,relazioni efficaci, ovvero sapersi mettersi in relazione e a interagire con gli altri in maniera positiva anche nei conflitti (costruttivi anziché distruttivi).

    A questo si aggiunge la necessità di imparare a gestire lo stress; infatti i fattori di rischio maggiormente correlati allo stress, hanno a che fare con gli elementi organizzativi (cioè quelli legati a scelte aziendali quali orari di lavoro, turni, carichi, ritmi di lavoro, ecc) e con gli aspetti psicosociali (ovvero, il rapporto con pazienti, modalità comunicative e motivazionali del contesto organizzativo, le responsabilità, i rapporti interpersonali con colleghi o capi )

    Chi si prende cura di questi professionisti e professioniste che operano in Organizzazioni di cura ?

    Che cosa si sta facendo per loro sia sotto il profilo del supporto individuale che formativo?

    Diversi Istituti Ospedalieri si avvalgono di Formatori e Formatrici che si occupano dei temi sopracitati quali Comunicazione positiva, Soft Skills, Ben-Essere Organizzativo,Welfare e Counseling.

    I professionisti di A.Q.A Network propongono percorsi di Formazione ad hoc sulla relazione di aiuto, oltre che l’organizzazione di sportelli di Counseling individuali o di gruppo .

    Contattateci per conoscerci !

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