Settore packaging: nuovi scenari a seguito della direttiva ecologica

  • 16 luglio 2018

    Settore packaging: nuovi scenari a seguito della direttiva ecologica

    By Hudy Dreossi, business partner A.Q.A.

    La gestione del packaging sta assumendo un ruolo nei processi di costruzione e distribuzione del prodotto sempre più cruciale, tanto che la Commissione Europea ha voluto fissare una serie di nuove norme sull’utilizzo dei materiali indirizzando i governi dei singoli stati membri a proporre soluzioni maggiormente eco-compatibili puntando a coinvolgere i produttori di tale semilavorato. Queste norme, ponendo l’accento sulla capacità di riciclo dei materiali impiegati imporrano un processo di revisione delle produzioni e contemporaneamente determineranno una graduale passaggio dall’utilizzo di polimeri plastici riciclabili e quindi meno dannosi all’ambiente. L’obiettivo è ridurre la quantità di rifiuti, che il sistema di discariche non riesce ad assorbire con la conseguenza che spesso tali materiali si depositano dei mari (eminenti accademici affermano che il 70% dei resti su fondali sia associabile all’utilizzo di prodotti di packaging).

    Obiettivo primario della ribattezzata direttiva ecologica “Timmermas”, vicepresidente della Commissione Europea con delega all’ambiente è rendere sostenibile l’utilizzo di imballaggi plastici avviando un circolo virtuoso tra produttori di materiali ed i soggetti dedicati al recupero (tale azione non dovrebbe essere valutato come punitivo per il settore). Tale norma, infatti, parte da una fotografia di una realtà, a diverse gradazioni, presente in tutto il continente. Il confezionamento del prodotto da mero strumento di mantenimento dell’integrità fisica dello stesso utile all’allungamento della vita a scaffale, è diventato un indiscusso volano di marketing, in un quadro commerciale, che vede il singolo “brand” sempre più difficile da gestire. I progetti per riciclo dei rifiuti sia per la difficoltà logistiche sia per la reale diffusione di una sensibilità dei consumatori nel condurre la differenziata ed accettare gli impianti di recupero non hanno raggiunto i target di riciclo auspicati ad inizio millennio. La direttiva, bisogna aggiungere, riconosce come le amministrazioni locali denuncino alte difficoltà a monitorare e gestire le crescenti quantità e specificità di vari imballi adoperati. Infine, la presa d’atto dell’importanza dell’economia turistica balneare e della funzione di tutela ambientale, impongono al legislatore di individuare forme di controllo alla fonte dei rifiuti.

    Nello specifico, il programma 2020-2030 si compone di una serie di stimoli legislativi che pongono il produttore di imballaggi al centro di una serie di azioni, le più immediate da comprendere sono una compressione dell’utilizzo di prodotti mono-uso, attraverso balzelli e ostacoli alla produzione, ed in generale limitazioni nella circolazione di prodotti non biodegradabili. I principi base, che saranno oggetto di puntuale indicazione, individuano quelle mezzo di compromesso tra esigenze industriali ed ambientali uno sviluppo dell’innovazione nell’utilizzo del materiale rigenerato, un deciso incremento nell’impiego di bio-plastiche ed uno stimolo alla produzione di imballi e prodotti mono materiale a basso tasso di dispersione. Nei fatti, il produttore di imballaggio diventa, nello spirito inseguito dal legislatore comunitario, il garante in fase di progettazione come di produzione del grado di eco-compatibilità di una certa produzione: il dettato nota come imporre materiale riciclabile condizioni l’approvvigionamento dei produttori di packaging che saranno quindi stimolati a livello di sistema ad allestire prodotti più facilmente gestibili dalla filiera del riutilizzo. Le conseguenze principali saranno un forte focus sulle produzioni in PET in particolare, PP e PE. Inoltre, si deve aggiungere, verranno promossi gli allestimenti che permetteranno un utilizzo integrato del confezionamento, come tappi collegati al flacone o sacchetti saldati alla vaschetta. Attraverso un sistema di disincentivi economici al mantenimento dei prodotti tradizionali, si attribuirà a produttori il sostenimento di una quota consistente dei costi di gestione dei rifiuti. Tale sistema di balzelli dovrebbe in via teorica rendere più conveniente l’investimento verso innovazioni di processo favorendo l’utilizzo del rigenerato e del compostabile. Il primo passo riguarderà l’obbligo dei produttori di bottiglie ad assicurare la totale riciclabilità e di favorire una raccolta del consumato pari al 95%.

    Sul piano operativo, tali introduzioni avranno una doppia conseguenza da una parte imporrano una serie di investimenti ai vari attori della filiera produttiva del packaging e dall’altra garantirà un recupero delle marginalità di un settore che risente delle pressioni dei soggetti a monte (i produttori di polimeri plastici) e a valle (la grande distribuzione).

    Le indicazioni giunte dall’ultimo appuntamento di rilievo nazionale, la fiera “IPACK IMA”, svoltasi a Milano a giugno, documentano di una filiera in crescita che percepita la concorrenza di prezzo paventata da produttori dell’Europa dell’Est, spinge su soluzioni e design innovativo per aggredire il mercato.

    Il network A.Q.A. può garantire attraverso il proprio know how un adeguato accompagnamento per affrontare le sfide/opportunità derivate dalle indicazioni comunitarie che verranno recepito nel biennio 19-20 sia nei processi di adeguamento dei processi aziendali, di gestione dei rapporti con i consorzi e operatori di raccolta come nella definizione di nuove strategie commerciali.

     

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